Lievito per panificazione e lievito chimico: non sono la stessa cosa

Quando prepariamo un impasto soffice e fragrante, spesso diciamo semplicemente che “è lievitato”. Ma dietro quella crescita ci possono essere processi molto diversi tra loro.

Da una parte c’è il lievito per panificazione, il nostro prezioso Saccharomyces cerevisiae: un microorganismo vivente che accompagna la storia del pane da migliaia di anni. Dall’altra ci sono gli agenti lievitanti chimici, come il bicarbonato di sodio, che fanno gonfiare gli impasti grazie a una reazione chimica.

Il risultato può sembrare simile a prima vista, ma il modo in cui si arriva a quel risultato cambia moltissimo. E cambia anche il profilo finale del prodotto.

Il lievito: un organismo vivente

Ormai lo sappiamo: il classico cubetto di lievito fresco — o la sua versione secca in granuli — non è un ingrediente “chimico”, ma un organismo vivente unicellulare appartenente alla famiglia dei funghi.

Il suo nome scientifico è Saccharomyces cerevisiae ed è il protagonista della fermentazione che permette a pane, pizza e tanti altri prodotti da forno di crescere naturalmente.

Durante questo processo il lievito trasforma gli zuccheri presenti nell’impasto producendo anidride carbonica. Sono proprio queste piccole bolle a creare struttura, elasticità e morbidezza.

Ma non solo. La fermentazione richiede tempo, e proprio il tempo permette all’impasto di sviluppare aromi, profumi e sapori più ricchi e complessi.

Che cos’è il “lievito chimico”?

Quello che comunemente chiamiamo “lievito chimico” è invece un composto completamente diverso.

Uno degli ingredienti più utilizzati è il bicarbonato di sodio, una polvere bianca che, combinata con sostanze acide come limone, yogurt o aceto, produce rapidamente anidride carbonica facendo gonfiare l’impasto. In questo caso non c’è fermentazione e non ci sono microorganismi vivi: tutto avviene attraverso una reazione chimica molto veloce.

Per questo motivo il bicarbonato è spesso utilizzato in preparazioni che richiedono tempi rapidi, come torte, biscotti o alcuni dolci da forno.

Due processi molto diversi

La grande differenza tra lievitazione biologica e lievitazione chimica sta soprattutto nel tempo e nella trasformazione dell’impasto.

Nel caso del lievito per panificazione, la fermentazione lavora lentamente sulla struttura dell’impasto, aiutando a sviluppare elasticità, aroma e fragranza. Durante la lievitazione, inoltre, entrano in azione enzimi naturali che trasformano proteine e zuccheri in composti più semplici. Questo processo contribuisce a creare profumi più intensi, una migliore alveolatura e una maggiore complessità aromatica.

È proprio grazie a queste trasformazioni che il pane appena sfornato sviluppa il suo profumo così irresistibile.

Una parte di quella magia nasce dalla cosiddetta Reazione di Maillard: durante la cottura, zuccheri e aminoacidi reagiscono tra loro creando aromi e colori tipici del pane e dei prodotti da forno.

Più di una semplice crescita

Il lievito, quindi, non aiuta soltanto un impasto a “gonfiarsi”. Contribuisce alla struttura, al profumo, alla fragranza e persino alla conservazione del prodotto finale.

Il bicarbonato e gli altri agenti chimici svolgono invece un ruolo diverso: aiutano gli impasti a crescere rapidamente, ma senza sviluppare la stessa complessità aromatica della fermentazione.

Per questo motivo è importante ricordare che, anche se spesso vengono confusi, il lievito per panificazione e il cosiddetto “lievito chimico” non sono la stessa cosa.

Uno è un microorganismo vivente che fermenta e trasforma. L’altro è un ingrediente che attiva una reazione chimica. Due mondi diversi, entrambi utili in cucina, ma con caratteristiche molto differenti.

Lievito per panificazione e lievito chimico

Lievito e Pasta Madre

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